Compagne non di rovinosa indigenza ma d'abbondanza.
Come quando negli alveari ombrosi le api nutrono i fuchi,
partecipi di opere cattive:
esse per tutto il giorno, e fino al tramonto, ogni giorno s'affrettano sollecite
e fanno bianchi i favi, ma quelli restando dentro gli ombrosi alveari
l'altrui fatica nel loro ventre raccolgono;
così per gli uomini mortali un male, le donne, Zeus altotonante fece,
partecipi d'opere moleste,
e un altro male diede in cambio d'un bene.
Colui che fuggendo le nozze e le moleste opere muliebri non vuole sposarsi
e giunge alla triste vecchiaia privo di chi della sua vecchiaia abbia cura,
costui non di vitto mancante vive, ma, lui morto,
i suoi beni dividono remoti cognati;
per colui, invece, a cui le nozze diede il destino
ed ebbe una buona sposa, saggia nel cuore,
per lui, per tutta la vita, il male contende col bene, senza sosta;
ma chi s'imbatte in una funesta genìa
vive tenendo dentro nel petto incessante dolore, nel cuore e nell'anima,
e il male non ha medicina.
Esiodo, Teogonìa (vv. 593-612)