IL VECCHIO HOLDEN

"Andrai ben sicuro seguendo il giusto mezzo" (Ovidio)
giovedì, 30 aprile 2009

Giovinezza

Un profumo come un'acre spada

di susine lungo una strada,

i baci dello zucchero tra i denti,

le gocce vitali che scivolano tra le dita,

la dolce polpa erotica,

le aie, i pagliai, gli eccitanti

luoghi segreti delle grandi case,

i materassi addormentati nel passato,

l'aspra valle verde guardata dall'alto dal vetro nascosto:

tutta l'adolescenza che si bagna e brucia

come lanterna rovesciata nella pioggia.

America, no invoco tu nombre en vano

Canto General (Neruda)

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martedì, 17 febbraio 2009

Marie Bateson

Guardate la mano scolpita

con l'indice puntato verso il cielo.

Questa è la direzione, non v'è dubbio.

Ma come possiamo seguirla?

Il bene è astenersi dall'omicidio e dalla lussuria,

perdonare, aiutare gli altri, adorare Dio

senza idoli.

Ma in fondo questi sono mezzi esterni

con cui soprattutto si fa bene a se stessi.

Il fulcro interno è libertà,

luce, purezza.

Io non posso più,

trovate voi la meta o perdetela,

secondo la vostra visione.

 

Antologia di Spoon River (E.L. Masters)

 

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martedì, 13 gennaio 2009

due cose

Due cose riempiono l'animo di ammirazione e di riverenza

sempre nuova e crescente,

quanto più spesso e più a lungo il pensiero vi si ferma su:

il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me.

 

Kant, Critica della ragion pratica.

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giovedì, 25 dicembre 2008

A la ragazza bionda e blu

Ricordo il nevischio dolce e triste

di lacrime ricurve.

Nel celeste romanzo del tuo sorriso,

eri di quell'età del tempo immobile:

vitrea e vulcanica, terragna e adamantina.

 

Ora vedo il sangue dell'umanità tramutarsi in oro,

vedo il ferro delle spade fendere l'aria

e precipitare su di me, oltre me.

 

Prometeo vincitore muore ogni giorno

mentre occhi rapiti incantano la mente,

spergiurando che non fu tale il per sempre.

 

Margherite e fiori e lame: ai piedi del Golgota di rovi

vi è un giardino di pensieri ricolmo di petali rosei,

al cui centro un guscio albulo asconde fiamme di cristallo.

E' dimora megalitica, sfuggente e brumosa qual se' tu.

 

g. [dic. 2008]

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venerdì, 07 novembre 2008

La Maschera

Via quella maschera d'oro fiammeggiante con occhi di smeraldo

Oh no, mio caro, hai troppa presunzione se vuoi scoprire se i cuori sian ribelli e saggi, e tuttavia non gelidi.

Io vorrei solo scoprire quel che c'è da scoprire, tradimento o amore

Ma fu certo la maschera a turbare il tuo pensiero e a farti palpitare, non ciò che essa nasconde.

Ma io devo indagare per capire se tu mi sei nemica

Oh no, mio caro, abbandona tutto questo; che importa, purchè sia fuoco in te, in me.

William Butler Yeats (1865-1939)

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domenica, 12 ottobre 2008

La neve

L'aria della stanza gli gelava le spalle. Si stese piano sotto le lenzuola accanto alla moglie. Insieme divenivan'ombre. Meglio passare all'altro mondo pieni di baldanza, nel rigoglìo della passione, che avvizzire svanendo nel desolato trascorrere degli anni. Pensò come colei che gli giaceva accanto avesse tenuta sigillata nel cuore per tanti anni l'immagine degli occhi del proprio innamorato, quando le disse che non gl'importava di vivere. Lacrime generose riepirono gli occhi di Gabriel. Salirono più fitte e nella semioscurità immaginò di scorgere la sagoma d'un giovane in piedi sotto un albero gocciolante. Altre sagome gli erano accanto. La sua anima s'era avvicinata a quella regione dove abita l'immensa folla dei morti. Era cosciente di quella loro ostinata, tremula esistenza, ma non riusciva ad afferrarla. La sua stessa identità svaniva in un mondo grigio ed impalpabile: il mondo compatto in cui un tempo quei morti avevano vissuto e procreato s'andava dissolvendo e rimpicciolendo.

Un picchiettare sommesso sui vetri lo fece voltare verso la finestra: aveva ricominciato a nevicare. Osservò assonnato fiocchi neri e argentei che cadevano obliqui contro il lampione. Era giunto il momento di mettersi in viaggio, verso occidente. Sì, i giornali dicevano il vero: c'era neve dappertutto in Irlanda. Cadeva ovunque nella buia pianura centrale, sulle nude colline; cadeva soffice sulla palude di Allen e più a ovest sulle nere, tumultuose onde dello Shannon. Cadeva in ogni canto del cimitero deserto, lassù sulla collina dov'era sepolto Michael Furey. S'ammucchiava alta sulle croci contorte, sulle pietre tombali, sulle punte del cancelletto, su gli spogli roveti. E la sua anima svanì adagio nel sonno mentre udiva lieve il cadere la neve sull'universo, e cadere lieve come discesa della loro estrema fine su tutti i vivi e i morti.

James Joyce The Dead (1907)

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giovedì, 17 luglio 2008

tutt'a un tratto

A Broadway non ci si capiva più niente dalla gente che c'era. Era domenica ed era appena mezzogiorno, ma c'era pieno lo stesso. Stavano andando tutti al cinema - al Paramount, all'Astor, allo Strand, al Capitol o in un'altra di quelle gabbie di matti. Erano tutti in ghingheri perchè era domenica e questo peggiorava le cose. Ma ilpeggio era che si capiva benissimo che volevano andare al cinema. Non ce la facevo a guardarli. Posso capire che uno vada al cinema perchè non ha nient'altro da fare, ma quando uno vuole proprio andarci e si affretta perfino per arrivare prima, questo mi riduce proprio a terra. Specie se vedo milioni di persone impalate in una di quelle tremende file lunghe quanto tutto l'isolato, che aspettano con una pazienza atroce di trovar posto e via discorrendo. Ragazzi, non sarei uscito abbastanza alla svelta da quella maledetta Broadway. Mi andò bene. Trovai un disco di Little Shirley Beans nel primo negozio dove entrai. Me lo fecero pagare cinque dollari, visto che era una rarità, ma non me ne importava niente. Ragazzi, mi sentii così felice, tutt'a un tratto. Morivo dalla voglia di andare al parco a vedere se c'era la vecchia Phoebe per darglielo [la sorellina di Holden Caulfield - ndr]

XVI

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domenica, 15 giugno 2008

Bianca ape...

Bianca ape, ebbra di miele, ronzi nella mia anima
e ti avvolgi in spirali lentissime di fumo.

Io sono il disperato, la parola senz'eco,
quegli che ha perso tutto, dopo aver tutto avuto.

Sei la fune in cui cigola la mia ultima brama.
Nel mio deserto vivi come l'ultima rosa.

Ah silenziosa!

Chiudi gli occhi profondi dove aleggia la notte.
E denuda il tuo corpo di statua timorosa.

Possiedi occhi profondi dove vola la notte,
fresche braccia di fiori ed un grembo di rosa.

E sul tuo ventre dorme una farfalla d'ombra.

Ah silenziosa!

Con me è la solitudine da cui tu sei lontana.
Piove. Il vento del mare caccia erranti gabbiani.

L'acqua cammina scalza per le strade bagnate.
Le foglie di quell'albero gemono come infermi.

Bianca ape assente, ancora ronzi nella mia anima.
Risusciti nel tempo, sottile e silenziosa.

Pablo Neruda (1904 - 1973)
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venerdì, 28 marzo 2008

Donne & Destino

Compagne non di rovinosa indigenza ma d'abbondanza.

Come quando negli alveari ombrosi le api nutrono i fuchi,

partecipi di opere cattive:

esse per tutto il giorno, e fino al tramonto, ogni giorno s'affrettano sollecite

e fanno bianchi i favi, ma quelli restando dentro gli ombrosi alveari

l'altrui fatica nel loro ventre raccolgono;

così per gli uomini mortali un male, le donne, Zeus altotonante fece,

partecipi d'opere moleste,

e un altro male diede in cambio d'un bene.

Colui che fuggendo le nozze e le moleste opere muliebri non vuole sposarsi

e giunge alla triste vecchiaia privo di chi della sua vecchiaia abbia cura,

costui non di vitto mancante vive, ma, lui morto,

i suoi beni dividono remoti cognati;

per colui, invece, a cui le nozze diede il destino

ed ebbe una buona sposa, saggia nel cuore,

per lui, per tutta la vita, il male contende col bene, senza sosta;

ma chi s'imbatte in una funesta genìa

vive tenendo dentro nel petto incessante dolore, nel cuore e nell'anima,

e il male non ha medicina.

Esiodo, Teogonìa (vv. 593-612)

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lunedì, 03 marzo 2008

Frammenti

C'è per l'oro la pietra di paragone:

del valore umano

e di sapienza,

Verità onnipossente è vaglio.

Bacchilide di Ceo nelle Cicladi (VI-V sec. a. Ch. n.)

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mercoledì, 26 dicembre 2007

Blues dei blues

Non c'è nulla di male a portare una bimba nella propria stanza a sentire un gramofono. Ma veniva il momento che i dischi morivano soli e nessuno di noi due li ascoltava. Si capisce - eravamo più giovani ancora di loro e quelle arie, quei suoni cantavano forte la vita.

Il male cominciò con me seduto sul sofà e la ragazza che canterellando scendeva a rimettere un disco dei soliti - un blues. Erano cose gaie d'America, anche i blues, ma sentirli ripetere - sempre gli stessi - e vederli ripetere, sempre, dalla medesima mano.

Ora - parlo soltanto di ieri - ma il giorno è venuto che darei, darei tanto per tornare a vedere la ragazza salirsene canterellando da me e rimettere il disco d'un tempo - anche un blues.

Cesare Pavese

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lunedì, 17 dicembre 2007

En su llama mortal...

Nella sua fiamma mortale la luce ti avvolge.

assorta, pallida dolente, eretta davanti

alle vecchie spire del crepuscolo

che ti girano attorno.

Muta, amica mia,

sola in questa solitaria ora di morte

e colma di tutte le vite del fuoco,

pura erede del giorno distrutto.

Un grappolo di sole cade sulla tua veste scura.

Grandi radici notturne

improvvise ti salgono dall'anima

e quant'era in te occulto riaffiora

sì che un popolo pallido e azzuro

si nutre di te, appena nato.

O grandiosa e feconda e magnetica schiava

del cerchio che avvicenda il nero all'oro:

in piedi, rappresenta una creazione così viva

che muoiono i suoi fiori e colma è di tristezza.

 

Pablo Neruda, Veinte Poemas de Amor y Una Canciòn Desesperada (1924).

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lunedì, 19 novembre 2007

Virtù profetiche

...la società industriale avanzata diventa più ricca, più grande e migliore a mano a mano che perpetua il pericolo [oggi diremmo : la paura]. La struttura della difesa [leggi: giustificazione dell'esistente] rende la vita più facile ad un numero crescente di persone ed estende il dominio dell'uomo sulla natura; in queste circostanze, i nostri mezzi di comunicazione di massa trovano poche difficoltà nel vendere interessi particolari come fossero quelli di tutti gli uomini ragionevoli. I bisogni politici della società diventano bisogni e aspirazioni individuali, la loro soddisfazione favorisce lo sviluppo degli affari e del bene comune, e ambedue appaiono come la personificazione stessa della ragione.

Herbert Marcuse, L'Uomo a Una Dimensione (1964).

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mercoledì, 10 ottobre 2007

A me ricorda qualcuno

" Un germoglio spunterà dal tronco di Yesse [padre di David, fondatore della stirpe reale davidica], un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito di Yahweh [è il nome di Dio] spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore di Yahweh. Si compiacerà del timore di Yahweh; non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i poveri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del Paese. La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento; con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio..."

Il Profeta Isaia (735 a. Ch. n.)

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venerdì, 21 settembre 2007

Febbri Luminose - III

No, la notte, fa freddo, è tanto nera, colle sue stelle buie è tanto immensa che non è più nulla

Il tramonto d'oro è dolce come la nube d'una sigaretta

come la forza di rupe e di cielo nello spirito umano

muore la grazia dolce del tramonto, il fiore dolce, la gioia acuta

anche a farsi piccini, a scomparire si è schiacciati ugualmente.

O bella donna dalle membra sode pensando a te mi trema la schiena.

I riflessi dorati del tramonto si fanno rosei come di pudore e il cielo intenerisce come seta.

Cesare Pavese il 6.4.1929

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venerdì, 14 settembre 2007

Fuoco e vino

Vides ut alta stet nive candidum

Soracte nec iam sustineat onus

silvae laborantes geluque

flumina constiterint acuto.

Dissolve frigus ligna super foco

large reponens atque benignus

deprome quadrimum Sabina,

o Thaliarche, merum diota.

Permitte divis cetera, qui simul

stravere ventos aequore fervido

deproeliantis, nec cupressi

nec veteres agitantur orni.

Quid sit futurum cras, fuge quaerere, et

quem Fors dierum cumque dabit, lucro

adpone nec dulcis amores

sperne, puer, neque tu choreas,

donec virenti canities abest

morosa. Nunc et Campus et areae

lenesque sub noctem susurri

composita repetantur hora,

nunc et latentis proditor intimo

gratus puellae risus ab angulo

pignusque dereptum lacertis

aut digito male pertinaci.

Q.Orazio Flacco (65-8 a.Ch.n.), Carmina, I, IX.

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venerdì, 24 agosto 2007

La spada

Quando Karl Rossmann, un sedicenne che i suoi poveri genitori avevan dovuto mandare in America perchè una serva lo aveva sedotto ed aveva avuto un bambino da lui, entrò nel porto di New York, dalla nave che aveva rallentato scorse la statua della Libertà, già da tempo avvistata, come immersa in una luce improvvisamente ravvivata. Il braccio che portava la spada pareva si fosse rialzato in quel momento, e attorno alla sua figura alitavano le libere aure.

Incipit de Il Fochista, primo capitolo di Amerika, Franz Kafka (1912).

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lunedì, 23 luglio 2007

La cera

Quando nell'anima di qualcuno la cera (keròs) è profonda e abbondante e liscia e ben temperata, le immagini che ci giungono attraverso i sensi si imprimono in questo cuore (kéar) dell'anima, come disse Omero volendo copertamente alludere alla somiglianza con la cera; allora in queste persone tali impronte, incidendosi distintamente e con sufficiente profondità, hanno lunga durata, e uomini siffatti prima di tutto apprendono con facilità, poi sono dotati di buona memoria e non confondono le impronte delle varie sensazioni, ma esprimono opinioni secondo verità.

[Platone].

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domenica, 24 giugno 2007

Come un fanciullo sulla sponda del mare

Sembra che io sia stato soltanto come un  fanciullo sulla sponda del mare, divertendomi nel trovare di tanto in tanto un sassolino più liscio o una conchiglia più leggiadra del solito, mentre il grande oceano della verità mi stava ancora inesplorato dinanzi.

Isaac Newton, "Brewster's Memoirs".

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domenica, 17 giugno 2007

postato da minimalia alle ore giugno 17, 2007 01:20 | Permalink | / (pop-up)
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